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Catiorà o Erba della Paura: a cosa serve, come si usa, perché si chiama così

Catiorà o Erba della Paura

La nostra terra è ricca di tradizioni popolari legate all’uso delle erbe officinali per combattere i piccoli malanni quotidiani. Rimedi della nonna tramandati oralmente di generazione in generazione e che sono ancora diffusi nelle case di campagna e nei piccoli paesi di montagna.

E’ il caso della Catiorà. Un’erba poco nominata dai testi scientifici, ma ricca di suggestivi ed affascinanti utilizzi derivanti dalla saggezza popolare di un tempo.

A cosa serve? Proprietà benefiche

La Catiorà (Stachys recta L.) è una piccola pianta appartenente alla famiglia delle Lamiaceae che si riconosce per il suo aspetto gracile e ramoso e per i suoi fiori disposti a forma di spiga e di colore bianco.

Cresce spontanea prevalentemente nei luoghi montuosi fino a 2000 metri prediligendo i sentieri rocciosi, i bordi delle strade e le zone soleggiate, anche se ormai è diventata abbastanza rara da trovare e quindi molto preziosa.

All’erba Catiorà vengono riconosciute tradizionalmente proprietà cicatrizzanti, vulnerarie, febbrifughe, espettoranti, toniche e purganti.

Considerata anticamente una panacea contro tutti i mali, era indicata soprattutto come rimedio per rimarginare e detergere le ferite oppure per decongestionare e sfiammare le vie respiratorie in caso di malattie da raffreddamento. Quest’ultimo utilizzo era diffuso in particolar modo nella popolazione cimbra delle montagne veronesi ed è ancora molto in voga tra la gente che abita in queste zone. Infatti capita spesso sentirsi chiedere nella nostra erboristeria di Sprea, nei monti Lessini, questa erba, diventata ormai introvabile allo stato spontaneo.

Storia della Catiorà: perché viene detta “Erba della Paura”

In alcune zone d’Italia, come in Toscana ed in Emilia, questa pianta è nota come Erba della paura in quanto la tradizione la utilizzava per “lavare via” le paure e per scacciare l’agitazione data da forti emozioni o spaventi.

Utilizzo assai particolare, accompagnato da una serie di rituali che contribuiscono a creare intorno a questo impiego un’aura di mistero e di magia.

Le nonne o le guaritrici del paese raccoglievano l’Erba della Paura nei campi e la facevano essiccare in mazzetti appesi nei portici dei casolari. All’occorrenza preparavano un decotto mettendo a bollire un pugno, che come credeva il popolo serviva a “colpire la paura”, di erba secca in 2/3 litri di acqua per circa mezz’ora. Alcune aggiungevano anche delle foglie di olivo, un pizzico di sale ed un pezzetto di pane. Il liquido così ottenuto veniva utilizzato per lavare faccia, collo, braccia e gambe del paziente. Il lavaggio doveva essere effettuato da un’altra persona e sempre con la stessa mano, pronunciando delle precise preghiere. Doveva inoltre essere ripetuto per tre volte consecutive, tranne nei giorni con la “erre” quindi il martedì ed il venerdì. Il buon risultato di questa pratica era dato dalla torbidezza del liquido: se durante il primo lavaggio nell’acqua si formavano dei fondi che nei successivi lavaggi si affievolivano fino a scomparire significava che la paura era stata allontanata.

Come e quando si usa

Se ingerita può provocare problemi gastrointestinali come vomito e diarrea, quindi si consiglia di utilizzarla solo per via esterna.

Il decotto, che si prepara mettendo a bollire 2/3 cucchiai grandi da cucina in circa un litro di acqua per 10/15 minuti, può essere impiegato per effettuare lavaggi ed impacchi ad effetto lenitivo sulla pelle. Oppure può essere utilizzato per fare i suffumigi, cioè delle inalazioni di vapori coprendosi la testa con un asciugamano, per liberare le vie respiratorie e facilitare la respirazione in caso di raffreddore, tosse e presenza di abbondante catarro nelle vie aeree. Alcuni utilizzano il decotto in sciacqui e gargarismi per lenire infiammazioni del cavo orale e per alleviare il mal di denti.

 

Erba della Paura (Catiorà-Siderite)

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