Shampoo low poo

shampoo low poo

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di shampoo low poo, soprattutto quando si parla di capelli ricci, cute sensibile e prodotti più delicati per lavare i capelli. Ma cosa significa low poo? È una moda del momento o può davvero fare la differenza nella routine di cura dei capelli?

In questo articolo facciamo chiarezza su cosa è, a cosa serve, quali sono le differenze con lo shampoo no poo e con lo shampoo tradizionale, e soprattutto come capire se uno shampoo è low poo leggendo l’etichetta.

Cos’è lo shampoo low poo

Il termine low poo significa letteralmente “poco shampoo” o, più precisamente, “poca schiuma”. Non indica quindi l’assenza totale di detergente, ma un modo più delicato di lavare i capelli, utilizzando shampoo formulati con tensioattivi meno aggressivi rispetto a quelli presenti in molti prodotti tradizionali.

Lo shampoo low poo è pensato per detergere cute e capelli senza sgrassare in modo eccessivo. La sua caratteristica principale è proprio questa: pulire, ma con più dolcezza.

Spesso gli shampoo low poo producono meno schiuma rispetto agli shampoo classici. Questo non significa che lavino meno: la schiuma abbondante non è sinonimo automatico di maggiore pulizia. È più che altro una sensazione a cui siamo abituati, ma il vero potere lavante dipende dalla formulazione e dal tipo di tensioattivi utilizzati.

Possono essere indicati in etichetta come:

  • shampoo delicato
  • shampoo per lavaggi frequenti
  • shampoo senza solfati
  • shampoo per capelli ricci
  • shampoo per cute sensibile
  • shampoo CGM
  • shampoo low poo.

Metodo low poo: cosa significa e come funziona

Il metodo low poo è una tecnica di lavaggio dei capelli che punta a ridurre l’uso di detergenti troppo sgrassanti, favorendo prodotti più delicati e adatti a un utilizzo regolare.

L’obiettivo non è “non lavare” i capelli, ma lavarli meglio, rispettando maggiormente il film idrolipidico della cute e la naturale struttura del capello.

In pratica, seguire una routine low poo significa:

  • scegliere shampoo delicati
  • evitare formule eccessivamente sgrassanti
  • ridurre la sensazione di secchezza dopo il lavaggio
  • abbinare, quando serve, balsami, maschere o impacchi nutrienti
  • ascoltare le esigenze reali di cute e lunghezze.

Questa tecnica è diventata molto conosciuta anche grazie al mondo dei capelli ricci e mossi, dove si parla spesso di shampoo CGM, cioè shampoo compatibili con il Curly Girl Method, abbreviato anche in CGM, routine di cura ideata da Lorraine Massey e pensata in origine per valorizzare i capelli ricci evitando pratiche e ingredienti considerati troppo aggressivi per questo tipo di capello. 

Differenza tra low poo, no poo e shampoo tradizionale

Per capire meglio cosa vuol dire shampoo low poo, può essere utile confrontarlo con altri due approcci: lo shampoo tradizionale e il no poo.

Lo shampoo tradizionale contiene spesso tensioattivi con un alto potere lavante e schiumogeno. Sono efficaci nel rimuovere sebo, sudore, polvere e residui di styling, ma in alcuni casi possono risultare troppo sgrassanti, soprattutto su capelli secchi, trattati, ricci o su cute sensibile.

Il no poo, invece, è una scelta più estrema: prevede di evitare lo shampoo classico e di lavare i capelli con metodi alternativi, come balsami lavanti, cowash o altri sistemi molto delicati. Il no poo è molto amato da alcune persone, ma non è adatto a tutti e può richiedere più attenzione nella gestione della cute.

Il low poo sta nel mezzo: è una versione meno estrema del no poo. Si continua a usare uno shampoo, ma si sceglie una formula più delicata, meno aggressiva e spesso più adatta a lavaggi frequenti o a capelli che tendono a disidratarsi.

Perché usare questa tecnica per lavare i capelli?

Usare uno shampoo low poo può essere utile quando si cerca un lavaggio più rispettoso e meno aggressivo.

  1. Detersione più delicata: lo shampoo lava, ma senza rimuovere in modo eccessivo il sebo naturalmente prodotto dalla cute. Il sebo, quando è presente in quantità equilibrata, non è un nemico: contribuisce a proteggere cuoio capelluto e capelli.
  2. Rispetto del cuoio capelluto: una cute sensibile può reagire male a lavaggi troppo aggressivi, con sensazioni di prurito, secchezza o fastidio. 
  3. Possibile minore effetto rebound: cosa significa? Quando si sgrassa troppo la cute, alcune persone hanno la sensazione che il cuoio capelluto reagisca producendo sebo più velocemente. Non è una regola matematica valida per tutti, ma chi ha cute sensibile o capelli che si sporcano facilmente dopo lavaggi molto aggressivi può trovare beneficio in una detersione più equilibrata.
  4. Infine, il metodo low poo può aiutare a mantenere i capelli più morbidi, meno crespi e più facili da gestire, soprattutto quando viene inserito in una routine completa con balsamo, maschera o impacco.

Per chi è indicato lo shampoo low poo

Lo shampoo low poo può essere particolarmente indicato per alcune tipologie di capelli e cute:

  • Capelli secchi o trattati: questi tipi di capelli tendono spesso a perdere morbidezza e luminosità. In questi casi, uno shampoo troppo sgrassante può accentuare la sensazione di aridità sulle lunghezze. Un prodotto low poo può aiutare a lavare i capelli in modo più delicato, lasciandoli meno ruvidi al tatto e più predisposti a ricevere i benefici di balsami e trattamenti nutrienti.
  • Capelli ricci o mossi: i capelli ricci e mossi sono spesso più soggetti a secchezza e crespo. Questo succede anche perché il sebo fatica a distribuirsi uniformemente lungo la fibra capillare, soprattutto quando il capello è molto ondulato o riccio. Per questo motivo il low poo è molto usato nelle routine ispirate al Curly Girl Method. 
  • Cute sensibile: chi ha una cute che tende a prudere, arrossarsi o tirare dopo il lavaggio può trovare più confortevole uno shampoo delicato. 

Lo shampoo low poo può essere utile, ma non è la risposta universale a ogni esigenza.

Quando invece lo shampoo low poo potrebbe non bastare?

  • Capelli molto grassi: se la cute produce molto sebo, uno shampoo troppo delicato potrebbe non dare una sensazione di pulizia sufficiente. In questi casi si può alternare un low poo a uno shampoo più purificante, scegliendo la frequenza in base alla risposta della cute.
  • Uso frequente di styling pesante: gel, mousse, cere, lacche, oli e prodotti leave-in possono accumularsi su cute e capelli. Se si usano spesso prodotti di styling corposi, il low poo potrebbe non riuscire sempre a rimuovere tutti i residui.
  • Necessità di uno shampoo purificante periodico: anche chi ama il low poo può avere bisogno, ogni tanto, di una detersione più profonda. Non è un tradimento del metodo: è semplicemente ascoltare i capelli. Se noti capelli pesanti, spenti, radici appiccicate, ricci che non tengono più la forma o cute che sembra “soffocata”, potrebbe essere il momento di usare uno shampoo più purificante.

Come capire se uno shampoo è low poo?

Una delle domande più cercate è proprio questa: come capire se uno shampoo è low poo? Oppure: come riconoscere uno shampoo low poo?

Il modo migliore è leggere l’etichetta, in particolare l’INCI, cioè la lista degli ingredienti.

In generale, uno shampoo low poo tende ad avere:

  • tensioattivi delicati
  • formule meno sgrassanti
  • assenza o bassa presenza di solfati aggressivi
  • ingredienti condizionanti o addolcenti
  • una resa più morbida sui capelli
  • meno schiuma rispetto a molti shampoo tradizionali.

Tra i tensioattivi più forti, spesso vengono citati i solfati come Sodium Lauryl Sulfate o Sodium Laureth Sulfate. Non sono “il male assoluto”, perché sono ingredienti autorizzati e molto usati nei cosmetici, ma su alcune persone possono risultare troppo sgrassanti rendendo i capelli più soggetti a secchezza, rottura o irritazione del cuoio capelluto in alcune condizioni.

Questo non significa che basti leggere “senza solfati” per essere sicuri di avere davanti un low poo perfetto. Bisogna guardare la formula nel suo insieme: tensioattivi, ingredienti funzionali, presenza di sostanze filmanti, oli, siliconi, profumo e conservanti.

Come usare correttamente questi shampoo

Anche il miglior shampoo low poo può dare risultati deludenti se viene usato male. Ecco alcuni consigli semplici.

  • Usa la quantità corretta: non serve esagerare. Una piccola quantità di prodotto è spesso sufficiente, soprattutto se lo shampoo è ben distribuito sulla cute.
  • Valuta il doppio lavaggio: se i capelli sono molto sporchi, se hai usato prodotti di styling o se lavi i capelli dopo diversi giorni, puoi fare un doppio lavaggio. Il primo passaggio rimuove sebo e impurità superficiali. Il secondo permette allo shampoo di lavorare meglio e lascia spesso una sensazione di pulizia più uniforme. Con uno shampoo low poo il doppio lavaggio può essere utile proprio perché la formula è più delicata e meno sgrassante rispetto a un detergente tradizionale.
  • Abbinalo a balsamo o impacco: dopo lo shampoo, soprattutto su capelli secchi, mossi o ricci, è importante usare un balsamo o un impacco. Lo shampoo lava, ma non sostituisce il trattamento condizionante.

Questo articolo si basa sull’uso popolare tradizionale e sulla letteratura scientifica. Le informazioni ed i consigli presenti non sono di natura prescrittiva o curativa, ma hanno solo uno scopo informativo. 

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