La Borraggine è una pianta molto conosciuta in cucina e nella tradizione popolare, soprattutto per l’uso delle sue foglie e dei suoi fiori azzurri a forma di stella. È protagonista di ricette regionali, in frittate, ripieni per ravioli, polpette e molto altro, ma anche di rimedi erboristici tramandati nel tempo.
Eppure, ogni tanto riaffiora una domanda: la borraggine è tossica? È una pianta velenosa? È cancerogena?
Facciamo chiarezza.
Cos’è la borraggine e a cosa serve
La borraggine, nome botanico Borago officinalis, è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Boraginaceae. Cresce spontaneamente in molte regioni italiane, soprattutto nei terreni incolti e soleggiati.
Si riconosce per le sue foglie grandi, ovali, ricoperte da una sottile peluria ruvida e per i suoi fiori blu intenso, a forma di stella.
Uso tradizionale e popolare
Fin dall’antichità la borraggine è stata considerata un’erba “che rallegra il cuore”. Nella medicina popolare veniva usata come:
- pianta depurativa
- sostegno nei cambi di stagione
- erba rinfrescante e remineralizzante.
Per quanto riguarda l’uso in cucina, soprattutto in Liguria e in alcune zone del Centro-Sud Italia, le foglie vengono utilizzate cotte per cucinare ripieni di ravioli, frittelle, zuppe, risotti, gnocchi e come verdura primaverile oppure vengono mangiate fritte in pastella.
Proprietà e benefici
Dal punto di vista fitoterapico, la borraggine è apprezzata per la presenza di:
- mucillagini → azione emolliente e lenitiva
- sali minerali → sostegno nei periodi di stanchezza
- olio di semi ricco di acido gamma-linolenico (GLA) → utile per il benessere della pelle e l’equilibrio femminile.
L’olio di borraggine è oggi uno dei prodotti più utilizzati in ambito nutraceutico per sostenere l’elasticità cutanea, il benessere premestruale ed in caso di pelle secca e sensibile.
La borraggine è tossica? A cosa fa male?
Arriviamo al punto più delicato.
La borraggine contiene naturalmente in tutta la pianta alcaloidi pirrolizidinici, sostanze che, se assunte in grandi quantità o per periodi prolungati, possono risultare dannose per il fegato.
Ma è fondamentale capire un punto chiave: la presenza di alcaloidi non rende automaticamente una pianta “velenosa”.
Conta la quantità, la frequenza e la parte utilizzata.
Uso culinario occasionale e moderato
In cucina vengono tradizionalmente usate le foglie giovani, generalmente cotte, ed i fiori come decorazione commestibile.
Questo uso è generalmente considerato sicuro, soprattutto se la pianta è consumata saltuariamente, cotta e all’interno di un’alimentazione equilibrata. Perché? In questi casi i sistemi di detossificazione del nostro corpo è normalmente in grado di metabolizzare e smaltire queste sostanze senza che si accumulino.
Quindi per rispondere alla domanda: borraggine in cucina, sì o no? La risposta è: sì, ma con moderazione.
La borraggine fa parte della tradizione gastronomica italiana da secoli. Se fosse una pianta “velenosa” nel senso comune del termine, non sarebbe entrata stabilmente nelle ricette popolari.
Uso quotidiano, concentrato o prolungato nel tempo
Le autorità sanitarie europee raccomandano di limitare l’assunzione continuativa di piante contenenti alcaloidi pirrolizidinici, soprattutto sotto forma di estratti o tisane assunte quotidianamente per lunghi periodi. In questi casi infatti aumenta il rischio di accumulo degli alcaloidi e quindi di potenziale sovraccarico epatico.
Attenzione in quanto gli integratori a base di olio di borraggine sono solitamente ottenuti da estratti purificati e controllati, quindi sono sicuri anche per l’uso prolungato.
Quando evitare la borraggine
Ci sono situazioni in cui è meglio evitare o limitare l’uso della borraggine:
- gravidanza e allattamento: per prudenza, si sconsiglia l’assunzione interna.
- problemi epatici: Chi soffre di patologie del fegato dovrebbe evitare piante contenenti alcaloidi pirrolizidinici.
- uso frequente o prolungato: non è una pianta da consumare quotidianamente per mesi.
Come sempre, in caso di dubbi è consigliabile confrontarsi con il proprio medico o con un erborista qualificato.
Differenze tra borragine e mandragora e come distinguerle
Quando si raccolgono erbe spontanee, è fondamentale saperle riconoscere correttamente.
La borraggine viene talvolta confusa con la mandragora, pianta decisamente tossica.
La mandragora, nome botanico Mandragora officinarum, contiene alcaloidi tropanici potenzialmente molto pericolosi.
Come distinguerle?
Borraggine:
- Foglie pelose e ruvide
- Fiori blu a stella ben evidenti
- Fusto eretto
Mandragora:
- Foglie grandi, lisce, disposte a rosetta
- Fiori violacei o verdastri
- Nessun fiore blu a stella
- Radice carnosa molto sviluppata
La presenza dei caratteristici fiori blu della borraggine è un elemento distintivo fondamentale.
Regola generale: mai raccogliere piante spontanee se non si è assolutamente certi del riconoscimento!
In conclusione, la borraggine non è una pianta velenosa nel senso comune del termine, ma è una pianta che va usata con criterio.
La presenza di alcaloidi pirrolizidinici richiede attenzione, ma non deve generare allarmismi: consumata saltuariamente in cucina, all’interno di un’alimentazione varia e bilanciata, è generalmente considerata sicura. Diverso è il discorso per un uso quotidiano, prolungato o concentrato, che invece non è consigliato.
Come sempre, la chiave è l’uso consapevole!
Schede Erbe:
Per maggiori informazioni sulle Erbe presenti sull’articolo cliccare sui seguenti link:
Borragine, Borago officinalis L.
Questo articolo si basa sull’uso popolare tradizionale e sulla letteratura scientifica. Le informazioni ed i consigli presenti non sono di natura prescrittiva o curativa, ma hanno solo uno scopo informativo.
Scopri di più





Nessun commento