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Chi ha detto che le piante non hanno memoria? Parliamo della Mimosa Pudica o Sensitiva

Mimosa Pudica o Sensibile o Timida

Oggi vi voglio parlare di una pianta tropicale davvero particolare: la Mimosa pudica. Nome che le se addice tantissimo, infatti se la si sfiora con un dito accade una cosa sorprendente: le sue piccole foglie di chiudono!!

Ecco un video in cui è possibile vedere le foglie della Mimosa Pudica che si chiudono quando vengono toccate con un dito.

Si comporta proprio come se provasse timidezza, infatti alcuni dei suoi soprannomi sono: “mimosa timida”, “mimosa vergognosa”, “mimosa sensitiva”, “mimosa sensibile”, “pianta umile” e altri ancora.

Vediamo in questo articolo perché le foglie si muovono e cosa la scienza ha scoperto grazie a questa particolarissima pianta.

Come e perché le foglie della Mimosa pudica si muovono

Studiando questa particolare pianta, gli scienziati hanno scoperto che il movimento delle foglie è una reazione complessa data dallo spostamento d’acqua all’interno delle cellule vegetali. Questa reazione è chiamata tigmonastia. Si tratta di un ottimo meccanismo di difesa (i predatori si allontanano, preferendo cibarsi di una pianta meno attiva) ma è anche un’ottima soluzione per proteggersi dal caldo e dal vento, riducendo la quantità di superficie esposta.

Vi parlo di questa pianta perché grazie ad essa è stato possibile svolgere degli interessanti esperimenti sulla capacità di memorizzare delle piante, quindi…

Le piante hanno memoria?

La ricerca della Dott.ssa Monica Gagliano dell’Università dell’Australia Occidentale conferma che le piante hanno memoria! Il suo studio fu incentrato sulla possibilità di apprendimento e memoria della Mimosa pudica. Lasciando cadere sulla pianta delle gocce d’acqua ad intervalli regolari notò che dopo un po’ di tempo le foglioline di Mimosa tendevano a rimanere aperte. La Mimosa aveva imparato che quel tocco non era una minaccia. Inoltre, a distanza di settimane, la stessa Mimosa aveva memorizzato l’esperienza passata e ne manteneva il ricordo. Questo dimostra come, nonostante le condizioni ambientali fossero cambiate, la pianta fosse in grado di riconoscere il tocco.

A supporto dello studio della Dott.ssa Gagliano riportiamo l’esperimento del botanico Stefano Mancuso professore all’Università di Firenze e direttore del laboratorio di Neurobiologia vegetale. Mancuso e il suo team elaborarono un meccanismo controllato di caduta della pianta, così da poter replicare facilmente lo stesso disturbo ambientale (in questo caso la caduta standardizzata da un’altezza di 15 cm, altezza sufficiente per notare la chiusura delle foglioline). Il risultato: dopo un certo numero ripetuto di cadute i ricercatori notarono che sempre meno foglioline si chiudevano. Per capire se fosse semplice stanchezza o se la pianta avesse veramente appreso che non c’era nessun pericolo, sottoposero la pianta a uno stimolo diverso. I ricercatori riposero la pianta su una macchina che scuoteva in direzione orizzontale il vaso e le foglioline della Mimosa risposero chiudendosi. Dimostrarono così che la Mimosa pudica è in grado di memorizzare un evento.

Conclusione: La capacità di muoversi e di ricordare della Mimosa pudica cambia il modo di guardare il mondo vegetale. Siamo abituati a pensare alle piante come esseri viventi immobili, senza memoria e ricordi, in realtà il mondo vegetale non è poi così lontano da quello animale.

 

La Mimosa pudica Erboristeria:

Nell’interesse erboristico la Mimosa pudica mostra proprietà benefiche sull’integrità della pelle, favorendo la cicatrizzazione. Questo suo utilizzo però è maggiormente diffuso in oriente, dove cresce spontanea.

Fonti:

 

Questo articolo si basa sull’uso popolare tradizionale e sulla letteratura scientifica. Le informazioni ed i consigli presenti non sono di natura prescrittiva o curativa, ma hanno solo uno scopo informativo.

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