Curiosità sui nomi popolari delle erbe

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Hai mai sentito parlare del “pisacan”? No, non è un insulto veneto, ma uno dei nomi popolari più curiosi del tarassaco. E non è l’unico! 

Il mondo delle erbe officinali è ricco di storie, leggende e soprannomi che nascono dall’osservazione quotidiana, dalla saggezza contadina e dalla voglia di tramandare il sapere da una generazione all’altra, senza bisogno di dizionari.

Dietro ogni nome strano o poetico c’è un pezzetto di cultura popolare… e spesso anche un rimedio naturale!

Le erbe che hanno nomi popolari curiosi

Tarassaco (Taraxacum officinale Weber) – “Pissacan”, “Dente de leon”, “Soffione”

Il tarassaco è conosciuto con vari nomi popolari. “Pisciacane” o “Piscialetto” deriva dalle sue proprietà diuretiche, note fin dall’antichità. “Dente di leone” fa riferimento alla forma dentata delle sue foglie, mentre “Soffione” richiama l’infiorescenza sferica e piumosa che si disperde al vento, spesso soffiata dai bambini per esprimere desideri.

Equiseto (Equisetum arvense L.) – “Coda cavallina”

L’equiseto, detto anche “Coda cavallina”, deve il suo nome alla forma dei suoi fusti sterili, che ricordano la coda di un cavallo. Questa pianta, risalente al periodo dei dinosauri, è stata considerata magica per la sua capacità di rinforzare ossa e unghie, grazie all’alto contenuto di silice.

Achillea (Achillea millefolium L.) – “Erba dei feriti”, “Millefoglie”

L’achillea prende il nome da Achille, l’eroe greco che, secondo la leggenda, la utilizzava per curare le ferite dei suoi soldati. Il soprannome “Millefoglie” deriva dalle sue foglie finemente divise, che sembrano composte da mille piccole foglioline.

Assenzio (Artemisia absinthium L.) – “Menego Maistro”

In alcune zone del Veneto, l’assenzio è conosciuto come “Menego Maistro”, un nome che voleva indicare un “maestro severo ma giusto”. Infatti, il suo gusto amaro e tonico era associato a rimedi forti e decisi, utilizzati per stimolare l’appetito e favorire la digestione.

Erba Catiorà (Stachys recta L.) – “Erba della paura”, “Catiorà”

In Lessinia non c’era casa senza un mazzetto secco di Catiorà appeso vicino alla stufa. La chiamavano “Erba della paura”, non perché facesse paura ma perché si credeva infondesse coraggio. Veniva e viene tutt’ora usata contro i mali che spaventano: raffreddori, bronchiti, affanni del respiro per la sua azione espettorante. Bastava una manciata di fiori in acqua bollente e via coi suffumigi, col naso sotto l’asciugamano a respirare i vapori benefici. Era l’espettorante delle nonne, il rimedio di montagna per “liberare il petto”, soprattutto quando il dottore era lontano e il freddo pungente faceva da padrone. Una pianta umile, selvatica, ma tosta.

Salvia (Salvia officinalis L.) – “Erba sacra”

Il nome “salvia” deriva dal latino “salvus”, che significa “sano”. Infatti un proverbio recita “Chi ha la Salvia nell’orto ha la salute nel corpo”. Questa pianta è stata considerata sacra per le sue numerose proprietà terapeutiche, utilizzata per curare una varietà di disturbi e come simbolo di salute e longevità.

Malva (Malva sylvestris L.) – “Erba che ammorbidisce”, “Erba santa”

La malva è conosciuta per le sue proprietà emollienti e lenitive. Il nome “malva” deriva dal latino “mollire”, che significa “ammorbidire”. Era spesso chiamata “panacea” o “erba santa” per la sua capacità di alleviare vari disturbi e veniva comunemente coltivata negli orti domestici, infatti un detto popolare era “La Malva da ogni male salva”.

Rosa canina (Rosa canina L.) – “Erba dei cani”, “Rosa selvatica”

Non lasciarti ingannare dal nome: non era l’erba preferita dai cani, ma un tempo la tradizione popolare riteneva che la sua radice potesse curare la rabbia trasmessa dai morsi dei cani infetti. Da qui l’appellativo popolare. I suoi frutti rossi, detti cinorrodi, erano invece usati dalle nonne per preparare sciroppi ricchi di vitamina C, ideali per rinforzare le difese ed affrontare i malanni invernali.

Bardana (Arctium lappa L.) – “Erba dei mendicanti”, ”Lappa”

I suoi frutti, dotati di piccoli uncini, si appiccicano ovunque: vestiti, peli, calzoni… raccontavano che i mendicanti li usassero come “abbellimento” gratuito per sembrare più pittoreschi! In realtà la bardana è un’erba potentissima: la sua radice, lunga e tosta, era usata per depurare il sangue e la pelle, mentre in campagna si diceva che tenesse lontani “i mali che partono da dentro”.

Parietaria (Parietaria officinalis L.) – “Erba rotta”, “Erba vetriola”, “Muraiola”

Cresce ostinata tra le crepe dei muri, da qui il nome “parietaria”. Ma secondo la tradizione, non erano solo i muri a sgretolarsi: quest’erba era famosa per “rompere” i calcoli renali per questo era detta “erba rotta”! Usata nelle tisane depurative, la chiamavano anche “erba vetriola” per la sua capacità di “ripulire” dall’interno. Un’erba umile, considerata “del popolo”. Un’erba che oggi è più nota come pianta allergenica che come rimedio depurativo.

Iperico (hypericum perforatum L.) – “Scacciadiavoli”, “Erba di San Giovanni”

Fiorisce intorno al solstizio d’estate e si raccoglie tradizionalmente la notte del 23 giugno, la vigilia di San Giovanni. Secondo la leggenda, proteggeva dalle streghe, dai fulmini e dagli spiriti maligni: bastava appenderne un mazzetto sulla porta di casa. Il nome “Scacciadiavoli” dice tutto. E l’olio rosso che se ne estrae? Ottimo per le scottature. Mentre la tintura madre è ottima per allontanare i brutti pensieri.

Partenio (Tanacetum parthenium L.) – “Erba madre”

Il Partenio, noto anche come “erba madre”, è una pianta antica e preziosa, tradizionalmente usata per alleviare i mal di testa e i dolori mestruali. Veniva coltivato negli orti delle donne “che ne sapevano”, ed era spesso tramandato come rimedio di famiglia, specie nei casi di emicrania ricorrente. Attenzione però a non confonderlo con “l’erba maresina” (Tanacetum balsamita), un’altra pianta usata nelle cucine venete e chiamata così solo localmente. Il Partenio, con le sue foglie dentate e i piccoli fiori simili a margheritine, è una vera alleata nei giorni difficili: silenziosa, concreta, sempre lì quando serve. Come una madre, appunto.

Finocchio (Foeniculum vulgare Miller) – “Erba delle balie”, “Erba profumera”

Dal profumo dolce e avvolgente, il finocchio era l’erba delle nutrici: stimolava la montata lattea e sgonfiava le pancine dei neonati. Ma attenzione: era anche usato per mascherare l’odore della carne poco fresca… e così nacque l’espressione “infinocchiare”, ovvero ingannare con l’apparenza. Un’erba dolce, ma dalla storia pungente.

Verbasco (Verbascum thapsus L.) – “Barbasso”, “Tabaco matto”

Alto, fiero, coperto di morbida peluria e coronato da fiori gialli come piccole fiammelle: il verbasco è una pianta che sembra uscita da una fiaba contadina. Lo chiamavano “Barbasso” per via delle sue foglie grandi e pelose come la barba di un vecchio saggio, e “Tabaco matto” perché, nei tempi in cui il vero tabacco costava caro, c’era chi lo fumava per lenire la tosse… anche se l’effetto era più folkloristico che curativo! Nella medicina popolare, i suoi fiori venivano messi a macerare nell’olio per creare un rimedio calmante contro bronchiti, raucedine e otiti. E si diceva che, bruciato come incenso, aiutasse a “liberare il petto” non solo dal catarro, ma anche dalle parole non dette. 

Sambuco (Sambucus nigra L.) – “Pianta delle fate”, “Albero magico”

C’era chi lo piantava vicino casa per protezione… e chi non osava tagliarlo per paura di disturbare le fate che vi abitavano. Il sambuco era considerato un albero abitato da spiriti benevoli e potenti, capace di allontanare il male. I suoi fiori profumati curavano raffreddori e febbri, e il suo sciroppo è tuttora un rimedio popolarissimo. 

L’importanza dei nomi popolari

Perché questi nomi sono importanti?

Perché non sono solo folklore: dietro ogni nome buffo o poetico c’è quasi sempre una proprietà terapeutica, un gesto rituale, un’intuizione che la scienza ha spesso confermato.

I nomi popolari sono la memoria viva della fitoterapia. Sono il ponte tra chi raccoglieva le erbe nei campi “a naso” e chi oggi le studia, le formula e le vende con etichetta e bugiardino.

E ora tocca a te!

Chiedi ai tuoi nonni, zii o genitori: come chiamavano le erbe, una volta? Magari scopri che quella “erba profumosa” che cresceva vicino al pollaio è proprio la verbena…
Conosci altri nomi buffi o curiosi per le erbe? Raccontaceli nei commenti, e costruiamo insieme un piccolo erbario della memoria popolare!

Questo articolo si basa sull’uso popolare tradizionale e sulla letteratura scientifica. Le informazioni ed i consigli presenti non sono di natura prescrittiva o curativa, ma hanno solo uno scopo informativo.

Schede Erbe: 

Per maggiori informazioni sulle Erbe presenti sull’articolo cliccare sui seguenti link: 

Tarassaco, Taraxacum officinale Weber
Equiseto, Equisetum arvense L.
Achillea, Achillea millefolium L.
Assenzio, Artemisia absinthium L.
Erba Catiorà, Stachys recta L.
Salvia, Salvia officinalis L.
Malva, Malva sylvestris L.
Rosa Canina, Rosa canina L.
Bardana, Arctium lappa L.
Parietaria, Parietaria officinalis L.
Iperico, Hypericum perforatum L.
Partenio, Tanacetum parthenium L.
Finocchio Selvatico, Foeniculum vulgare Miller
Sambuco, Sambucus nigra L.
Verbasco, Verbascum thapsus L.

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