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Piante spontanee e cucina – La fitoalimurgia

Cos’è la fitoalimurgia?

La natura ci offre tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere. Questo è il pensiero su cui si basa l’alimurgia che non è altro che la capacità di nutrirsi con fiori e piante spontanee.

In passato questo termine veniva usato con il significato di riuscire a far fronte, con la raccolta di queste erbe, alla carestia nelle varie popolazioni.

Infatti, nel 1767, il medico Giovanni Targioni-Tozzetti nel suo trattato “De alimenti urgentia. Alimurgia.” spiega l’importanza di queste piante per la sopravvivenza delle popolazioni nei periodi di carestia.

Per il loro sostentamento infatti c’era il bisogno di identificare, studiare e catalogare tutte quelle erbe che potevano essere un valido aiuto per far fronte a periodi di crisi sempre più frequenti. Queste piante dovevano essere forti, resistenti ai parassiti e in grado di sostenersi in autonomia, senza l’intervento dell’uomo, oltre che essere facilmente reperibili dalle popolazioni del territorio.

In altre parole sosteneva un modo di nutrirsi eco-sostenibile, con cibi sani e offerti naturalmente dall’ambiente in cui viviamo.

Come riconoscere le piante alimurgiche?

Per prima cosa è necessario saper riconoscere con certezza una pianta da un’altra per non rischiare di raccogliere una pianta “sorella” potenzialmente tossica o velenosa.

Quindi la prima cosa da imparare è proprio riconoscere le piante tossiche e velenose così da evitarle.

Ci si deve fornire di un volume inerente la flora locale e di un dizionario ragionato di fitoalimurgia, erboristeria o fitoterapia.

Le prime volte che si effettua la raccolta di erbe alimurgiche, ma non si è certi di saper riconoscere le erbe giuste, nonostante aver appreso le linee guida dal libro, è bene chiedere ad una persona esperta di accompagnarci.

Alcuni esempi di piante pericolose che possono trarre in inganno:

  • La Cicuta (pianta velenosa, responsabile della storica morte di Socrate) può essere confusa con il Prezzemolo, è molto facile confondersi quindi è meglio affidarsi ad un esperto;
  • Il frutto della Belladonna che è una bacca con un colore simile a quello del mirtillo, infatti la maggior parte degli avvelenamenti da belladonna riguardano bambini, che non conoscendo la pianta ne assaggiano i frutti attratti dal colore, e questo vale per molte altre piante.

Tutta la pianta è commestibile?

La risposta è No. Le parti commestibili di una pianta sono diverse a seconda della specie: foglie, fusto, germogli, fiori, radici, tuberi e bulbi.

Ad esempio del Luppolo, la parte commestibile sono i giovani germogli mentre del Tarassaco possono essere mangiate le foglie, i boccioli dei fiori e le radici.

Regole per una raccolta corretta

  1. IMPORTANTISSIMO: non bisogna raccogliere tutte le specie disponibili in maniera indiscriminata. Per ogni specie ci sarà un periodo in cui la pianta è al suo massimo sviluppo e questo è chiamato Tempo Balsamico. Infatti questo è il periodo più adatto alla raccolta dove la pianta è più ricca di principi attivi.
  2. La raccolta va fatta a mano, a volte aiutandosi con un coltello o una zappetta;
  3. Non strappate alla radice ma raccogliete solo quello che vi serve, in modo che la pianta riesca a ricrescere;
  4. Non raccogliete vicino ai bordi delle strade, in parchi in città o vicino a campi coltivati dove si fa uso di fitofarmaci o pesticidi. Altrimenti raccoglierete piante sicuramente inquinate;
  5. E’ importante sapere che alcune piante spontanee sono specie protette. Tutte le regioni hanno emanato norme restrittive sulla raccolta di alcune specie. Quindi bisogna tener conto di tali regole e saper bene cosa si può e non si può raccogliere.

Nei nostri prossimi articoli approfondiremo le principali piante alimurgiche e le gustose ricette che se ne possono ricavare.

Fonti:

  • I quaderni del Parco volume 9 – Le piante selvatiche commestibili – Parco dell’Oglio Nord
  • Piante alimurgiche del Veneto – Maria Clara Zuin – Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale (IBAF-CNR)

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